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Per  la Giornata Mondiale della consapevolezza sull'Autismo,
pubblichiamo nuovamente una bellissima lettera di un caro amico conosciuto durante le attività di volontariato:

Non so quanta consapevolezza di me riuscissi mai ad esprimere agli altri, così imprigionato nella mia condizione patologica tanto irraggiungibile quanto grave. Ne quanto potessi rappresentare pienamente i miei pensieri o lasciar trasparire sentimenti dai miei sguardi, dai miei umori, sorrisi o pianti.

Mi rendo conto che non è stato facile interagire con me ed anche quando sentivo vicine persone che mi amavano o che tentavano di accompagnarmi a raggiungere qualche indistinguibile risultato, quel mostro cattivo che mi ha condannato fin troppo presto ad una vita perennemente in panchina a vedere la partita con gli occhi chiusi, disperdeva senza rivincita tutte le possibilità di relazione.

Eppure gli angeli esistono mi ripetevo spesso o almeno tentavo di credere intensamente alla loro esistenza. E disperatamente volevo incontrarne qualcuno per dare senso alla mia vita. Alcuni penso siano sono passati senza salutare, altri continuano a stare con me nei loro pensieri.

Alcuni non si dimenticano di cercarmi: una ricerca che tenta insistentemente di acquietare quel senso di ingiustizia che si prova verso un’infanzia o adolescenza violata e che non ammette repliche, che relega in un angolo di esistenza la vita scomoda di taluni provando a contenerne lo squallore con attimi di pietà pura.

Alessandro Rossi non l’ho incontrato, mi è apparso.
E nella stessa dimensione con cui è venuto a me è rimasto.
“Sei grande, campione” sentivo dirmi ogni volta che stavamo insieme e quelle parole non avevano il sapore di un’adulazione. In effetti è da campioni resistere dentro lo spettro autistico nel procedere di una curva discendente che il passar degli anni tende sempre più a piegare, come la schiena.
Ma non tutti lo percepiscono. E non basta avere gli occhi neri e grandi per poter piangere le lacrime di questo mondo perché dopo qualche tempo finiscono. E allora che vale? Forse basta lasciarsi vedere così come altri mi vogliono accettare, con quelle frasi da lattante ripetute come se non fossi mai cresciuto.

Allora diglielo tu Alessandro che invece hai saputo toccare le corde del mio essere, prendermi in braccio in questa foresta di paure, proteggermi con le tue parole, con i tuoi gesti, dipingermi l’estate, il sole; darmi il caldo quando c’era freddo e farmi ombra sotto il sole cocente.

Tu sei stato uno dei pochi che ha saputo vedere il fuoriclasse che sono e che hai ammesso di aver imparato molto da me. Chissà in quale meraviglioso disegno siamo stati insieme collocati tanto da capire tutti e due di esserne parte.
Chissà che non ci ritroveremo un giorno nell’eterno futuro, che peraltro è anche l’eterno passato, dove le nostre anime si incontreranno ancora a concordare l’una di essere il disabile l’altra di essere il suo amico particolare per rendere presente in questa vita cos’è l’amore con la A maiuscola.

Tuo per sempre
Alessandro C.